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Condividi Alla luce del mito





Il piacere di leggere




Racconti Brevi

Il sacrificio del Bello di Alessandro Mascia

Per le viuzze che si affacciano sulla piazza, formicolavano popolani affaccendati per la festa del bue. Una sagra di villani, urlata, cantata, muggita. Arrivarono dei grossi camion con delle grosse ruote che sbrecciarono pezzi di marmo. I bambini se li tirarono addosso, ferendosi la testa. Gli adulti risero grassamente. Maschi in canottiera scaricarono i cassonati. La piazza si ingombrò di tavole di legno e ferraglie. Il capopopolo, chiuso nelle sue stanze, impartiva ordini attraverso un tizio che li ripeteva, pari pari, dal balcone. La gente, felice, gorgheggiava motivetti.
"La festa del bue è ciò che mancava in paese!", spiegava un tale al telefono con i parenti emigrati. Dall'altro capo, però, rispondevano perplessità. Ricordavano altre tradizioni. Ma il tempo era trascorso, la società era cambiata. Paglia sulla via principale. Dai palazzi fioccava paglia. Paglia lanciata dai bordi delle strade, la gente si divertiva. Domenica il quartiere sembrava uno scorcio del piú retrivo villaggio rurale. Ma il Bello doveva ancora venire. Il Bello apriva il passaggio alle mandrie. Era il bue più bue di tutti. Bardato a festa. Era il simbolo della festa. Ambulanti vendevano palloncini raffiguranti "Il Bello".
Schiumava fatica quel bue. Cosa avevano da urlare quegli umani assiepati lungo la strada? Facce sdentate, occhi stralunati, mani che pestavano mani in un applauso grottesco. Dopo il Bello, all'imbocco della strada sgorgò la mandria. Gorgheggiava la via, gorgheggiava la piazza, gorgheggio di uomini e animali in arrivo. Campanacci sfilando portavano mosche e odori di stalla. In piazza i mastri sfoderavano i coltelli più belli. E le pistole con cui scherzavano a mirarsi addosso. Correvano già litri di vino tra quei festaioli. Il Bello arrivò al centro della festa accolto da canzoni corali. Legato e controllato dai mandriani. La piazza guardò allora in alto: il capopopolo in persona vestito con una tunica bianca. Pronunciò le frasi della festa. Poi uno sparo.
Un colpo alla testa, il Bello crollò accasciandosi. La folla in visibilio si addossava alle transenne tutto attorno al quadrato del bue. A turno i più forti vennero chiamati a tirare la catena dell'argano. Il Bello si trovò presto appeso per le zampe di dietro. Quando la lama del mastro macellaio toccò il cuore del Bello, un fiotto pulsante impattò sul pavimento della piazza schizzando di rimbalzo il pubblico goloso. Si aprì un varco per il passaggio del capopopolo. Sacrificare il Bello aveva un significato confuso. Solo l'uomo in tunica bianca poteva sapere. L'animale appeso, grondava. Dal sangue veniva su un vapore. Il capopopolo accostò le mani a terra, le intinse nel rosso e disse qualcosa.
Alle spalle della piazza un fraticello osservava da lontano. Sotto le maniche giunte sul ventre, le dita sgranavano un rosario. La folla era di spalle alla Chiesa. Il capopopolo conteneva tutto. E tutti. Con quel rito rinnovava il suo potere. Il Bello aveva perso la pelle, scuoiato in pubblico, decollato. Non era avanzato nulla della distribuzione del Bello, ognuno ne aveva preso una parte. Il Bello era di tutti e di nessuno. Non c'era più.I festeggiamenti coprirono l'intera notte. Tra fumi di braci e sangue rappreso. Il nuovo sole si sollevò sulle ormai ceneri della festa. Imbarazzato di dare la luce a quelle ombre umane che strisciando risalivano le viuzze attorno alla piazza. Il capopopolo attese dietro il balcone quell'albeggiare conclusivo. Poi scomparve dietro una bianchissima tenda. © Alessandro Mascia - www.editoria.insw.net

Alessandro Mascia è nato a Cagliari vive e lavora ad Augusta (SR) in un'azienda della zona industriale, è sposato, due figli. Laureato in Tossicologia ambientale. La scrittura è una passione, così come la lettura. Alessandro Mascia è stato anche Giornalista ,iscritto all'albo dei Pubblicisti fino al 2016, ha collaborato saltuariamnte con Augustaobnline.it, ha diretto dal 2012 al 2015 la testata on -line Webmarte.TV. Ironico e attento osservatore, predilige scrivere racconti brevi. Nel 2009 ha pubblicato insieme a Raimondo Raimondi una raccolta di racconti brevi dal titolo "Un filo di luna". Leggi anche : E' morto il dottore




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